Il miei occhi hanno un nome

Tutte le bambine sognano il principe azzurro … chi lo immagina alto, bello e forte, chi invece intelligente e romantico. Io il principe azzurro l’ho immagino alto, con i capelli brizzolati, gli occhi chiari e le mani forti e sicure che solo quelle di un papà hanno.

Ed infatti il mio principe è il mio papà.

Lavorava molto, così tanto che spesso lo vedevo uscire la mattina e rientrare quando i miei occhi erano già stanchi dopo le mille avventure giornaliere. Eppure sapevo che per qualsiasi cosa lui c’era.

A quei tempi non capivo perché dedicasse così tempo a quella divisa e così poco a me, oggi lo ringrazio. No, no per quello che ho la fortuna di avere, ma per quello che mi ha insegnato.

Il lavoro, la dedizione e la precisione nelle cose da fare senza mai dimenticare di guardare le persone con il cuore e non con il cervello, il guadagnare senza eccedere, il dedicare tutte le sue forze al benessere della sua famiglia.

Io non ero una bimba facile, no, da creativa amavo ricercare, studiare e soprattutto distruggere … ho rotto il suo livello (lo usava per il bricolage) perché volevo prendere all’interno quella pallina che correva, gli ho dipinto di blu tutte le piante grasse rare che aveva collezionato (non ricordo perché) che ovviamente sono morte nel giro di 3 giorni, ho timbrato tutti i sedili della sua amata Tipo rossa con l’accendino da auto perché così era più carina, ho scritto il mio nome sull’intero muro e sulla sua scrivania dell’ufficio e così via… eppure ogni volta che mi vedeva sorridere lui sorrideva.

Io stessa mi sarei presa a sberle certe volte, eppure lui in me vedeva oltre, vedeva quella testa riccia e bionda che riusciva ad incantare un po’ tutti. Potevo davvero spaccare il mondo, ma c’erano delle condizioni.

Da militare mi ha insegnato il rigore, la disciplina, il lavoro duro, la dedizione e soprattutto l’amore per la scuola… Si perché io potevo avere tutto, ma i voti a scuola dovevano essere alti. Ricordo ancora che piena di orgoglio portai la pagella, lui seduto sul divano, una gamba accavallata e gli occhiali da vista per non farsi scappare nulla: “Brava Sonia, ma puoi fare di più, sempre”.

 Poi la vita lo ha messo ripetutamente alla prova … ospedali, interventi, aghi e suoni di sirene mi hanno accompagnato per moltissimi anni e quando tutto sembrava finito, il destino beffardo, ha rigettato il mio cuore nel cemento.

Perché lui ci ha insegnato a combattere, a rispettare se stessi, a credere fortemente nella bellezza della vita, a guardare un paesaggio e vederne il panorama, a non arrendersi mai. E così ho conservato per me tutto quello che un uomo con le mani consumate dal lavoro aveva da dare ad un figlia un po’ ribelle, ne ho fatto tesoro di vita ed oggi i miei occhi hanno un nome: portano il nome ed il colore di quelli di mio padre.

Ed oggi nel suo compleanno volevo raccontarvi un pezzo di me, partendo da chi questa me ha permesso di farla realizzare, di sognare e credere nei miracoli. Buon compleanno papà.