Una come me

Oggi ho avuto modo di riflettere su alcune cose, tra tutte, l’esperienze che ti formano le ossa.

Chi mi conosce sa che ho un carattere duro, alcune volte quasi ermetico eppure ultimamente stentano a riconoscermi.

Ed oggi voglio parlarvi di quello che mi ha portato ad essere così.

Da bambina avevo un carattere solare, aperto, giocherellone, la tipica bimba che si fida del mondo intero. A 3 anni, con piacere dei miei genitori, ero già autosufficiente, tanto che mi potevano lasciare a casa e ritrovarmi nel mio lettino a dormire con il pigiama messo…

Poi, anno dopo anno, ho creato una corazza bella spessa dove soli pochi eletti potevano accedere. Una forma di protezione o maschera portata così a lungo da diventare parte di me fino all’anno scorso.

Mio padre si ammalò quando ero ancora piccola, lo vedevo combattere con una malattia genetica che me lo poteva portare via da un momento all’altro. Iniziarono i tour per ospedali, viaggi della speranza, le preghiere e gli occhi rivolti al cielo.

Trovarmi da sola, senza la mia famiglia a 14 anni non è stato facile, eppure ho imparato ad affrontare le difficoltà. Restai sola per tre lunghissimi mesi, trascurando tutto, scuola, amicizie… me stessa.

E mentre mio padre si giocava la sua battaglia ed io ero un burattino in mano alla vita, a scuola, le cose erano disastrose.

Voti pessimi, infiniti giorni di assenza e la bocciatura dietro l’angolo mi stavano facendo impazzire. Ma ciò che più faceva male era essere presa di mira da quelle che dovevano essere le mie compagne di scuola. Ridevano se con lo sguardo mi assentavo, se i miei panni non erano perfettamente stirati, se chiamavo mia madre ogni ora per capire come andava. Il mio fisico rotondo poi era argomento di discussione in vari modi. La mia corazza era già bella dura, ma il colpo di grazia arrivò quando una di quelle che in me vedeva un mostriciattolo disse: ‘Vabbé tanto la vita l’ha fatta tuo padre, presto o tardi ce ne andremo tutti’. La mia reazione, sicuramente non giustificata, non fu delle migliori. Le scaraventai un banco addosso e presi 3 giorni di sospensione. Meritati.

Da lì giorno dopo giorno costruii questa muraglia fatta di silenzi e lacrime finché non divenne così bella spessa da non rilasciare nessun tipo di sentimento.

Che fossero giorni belli o brutti il mio viso era pressoché impassibile, i miei occhi però, loro non mentono mai.

Poi, un giorno, tutto cambiò. Mi sono accorta che questa corazza mi stava facendo male, passavo per una cinica, acida, insensibile che non sono. E così ho iniziato a sorridere alle persone. E loro ricambiavano.

Ho iniziato ad essere più loquace, più dolce, più affettuosa… ed ho scoperto che il bacio di mia madre ha sempre lo stesso sapore che aveva quando ero bambina, che l’abbraccio di mio padre è sempre rassicurante, che gli occhi di mio fratello non sono poi diversi dai miei, che anche se lontano un messaggio di un amico può cambiare tutto, che gli abbracci curano tutte le ferite.

Il muro c’è ancora, badate bene, perché la vita ama prendersi gioco di me, ma oggi affronto tutto in modo differente, lasciando andare ciò che non mi porta nessun valore aggiunto, tenendo solo ciò che mi fa stare bene e lentamente sto buttando a terra, mattone dopo mattone, ogni anno di sofferenza.

Conosco la maggior parte degli ospedali, ho conosciuto palestre e dietologi tanto da andarci a pranzo insieme, ho conosciuto la sofferenza dell’abbandono, la disperazione del non accettarsi ed oggi, con gli occhi di chi ha visto molto, mi sono ripresa in mano la mia vita disegnando quello che credo il mio capolavoro. Oggi c’è chi mi apprezza per quello che sto creando, chi mi punta il dito, chi mi giudica e chi mi abbraccia. Ognuno è un motivo in più per crescere ancora.

Ho buttato via persone che mi portavano pensieri, ho accettato il mio corpo, per quanto imperfetto, ho imparato ad ascoltare chi mi sta intorno ed a dare consigli lasciando da parte il mio parere, ho capito che sorridere è l’arma più forte.

E giusto per dirvi cos’è il Karma… Quell’anno recuperai tutte le materia in 3 mesi e nessuna bocciatura per me, andai all’università con la media del 30 e lode, mio padre, che combatte ancora, è al mio fianco dimostrandomi che quando vuoi qualcosa te la devi andare a prendere, lavoro per due società come segretaria amministrativa, sono una social media ed imprenditrice digitale ed oggi sono all’attivo con diverse realtà e la cosa più importante di tutte, per me, è che a giugno uscirà il mio primo romanzo pubblicato dalla Golem Edizioni ed a maggio sarò ospite al Salone del Libro di Torino. E non ho ancora finito…

Quelle arpie? Mi hanno chiesto lavoro qualche giorno fa, ma per il momento mi godo le loro facce.

Imparate ad amarmi, a volervi bene voi per primi che tutto il resto verrà da se, perché ognuno di noi è un capolavoro inestimabile.