Imparate ad ascoltare

Uno dei miei grandi limiti è ascoltare ciò che mi viene detto. Non so se a voi capita o è capitato, ma spesso durante un caffè con amici, durante una telefonata o semplicemente ascoltando la televisione mi è successo di distrarmi e non ascoltare chi avevo davanti.

Non lo facevo perché all’improvviso mi balenava un pensiero nella testa, ma perché non mi piaceva ascoltare. No, io credevo che ciò che capitava agli altri, quello che mi dovevano dire non era importante come quello che avevo da dire io.

Sentivo mille parole una dopo l’altra eppure non avevano senso. Ovviamente se c’erano domande o magari volevano un mio parere l’unica cosa che potevo fare era cambiare discorso abilmente.

Una delle mie grandi qualità, che ho sempre avuto, è quella di portare il mio interlocutore esattamente a dirmi ciò che volevo sentirmi dire, o semplicemente, a cambiare totalmente discorso in tre semplici parole. E così per anni non ho mai ascoltato nessuno, se non di rado.

Il peggio però era soltanto il mio. Perché la comunicazione, alla base dei rapporti umani, spiega bene chi abbiamo davanti. E se io avessi ascoltato almeno la metà di chi avevo davanti magari mi sarei evitata anni di perdita di tempo, lacrime in meno e un fegato forse un po’ meno corroso. Ma ovviamente è un’ipotesi.

Durante la mia crescita, uno degli esercizi che ho dovuto affrontare (e che vi proporrò nel prossimo post) è quello dell’ascolto. Ho iniziato a guardare negli occhi chi avevo davanti, ad ascoltare tutto, anche i discorsi che ritenevo assolutamente stupidi, ho preso appunti su chi mi parlava, cosa diceva e cosa mi trasmetteva. Lentamente la mia linea diventava sempre più chiara su chi valeva la pena continuare ad ascoltare e chi invece liquidare ancora in poche mosse.

E sapete cosa c’è di bello nell’ascoltare? Che ho imparato attraverso le parole degli altri a conoscermi meglio anche io. Si perché a me che piaceva così tanto la politica, sentita dalla bocca di qualcun altro mi è sembrata noiosa, che cercare di far capire agli altri che si è preparati ed intelligenti risulta snervante e fuori luogo, chiedere il consenso su di un discorso su cui si punta molto è infantile.

Ho iniziato ad ascoltare tutto e soprattutto tutti e mi allenando il mio udito ho imparato anche a leggere gli sms come se qualcuno mi stesse parlando, ad ascoltare le sue parole, a dargli un valore.

Oggi, per ogni sms che mi arriva, per ogni telefonata, ogni audio o ogni chiacchierata, chi mi parla ha la certezza che io sto ascoltando ogni sua parola, ogni tono di voce, ogni battito dei suoi occhi, sto dando importanza ad ogni secondo che mi viene dedicato. Io saprò se chi ho davanti mi sta ascoltando (lo capirete subito) e chi mi parla saprà che quel tempo è dedicato a lui/lei in ogni singolo instante.

E non c’è niente che valga di più che ascoltare chi con noi vuole parlare.