Meditate gente, meditate (parte 2)

Il Grinch del risveglio mattutino non c’è più, e in molti ringraziano Dio per questo … Ma la meditazione per me ha fatto davvero molto.

Ho sempre avuto un carattere duro, alcune volte pungente, acido e cinico. Una di quelle persone che si vedevano sorridere raramente, tutta d’un pezzo che scrutava le persone dal basso verso l’alto. Una maschera che ho imparato ad indossare. Oggi in realtà non so bene perché mi ostinavo a tenere lontano da me la maggior parte delle persone che conoscevo, ma lo facevo tenendo sempre lo sguardo fiero ed il muso duro.

Lasciavo a poche persone la possibilità di conoscermi realmente ma con queste persone ero davvero me stessa, ero davvero libera di poter respirare e tutt’oggi ho il piacere di avere questi amici ancora nella mia vita.

Ero una di quelle che alla prima parola detta male, capita peggio o semplicemente travisata scattava come una molla in una penna Bic. La mia capacità di mediazione era pressoché inesistente. Ricordo perfettamente che durante una riunione quando lavoravo come giornalista per una parola detta male di un mio capo redattore ho scatenato l’inferno. Solo dopo le fiamme ed il fuoco ho avuto la decenza di far parlare anche il mio interlocutore capendo che avevo esagerato. Ma ovviamente caparbia e testarda il mio passo indietro non è avvenuto.

Oggi? Beh le cose sono diverse. Ad una telefonata scazzata e nervosa del mio capo io rifletto, ascolto, respiro e cerco di capire cosa mi si sta chiedendo, se sono in grado di farlo, se posso farlo e solo allora rispondo con estrema calma.

Perché quando si parla di lavoro, ovviamente, nulla è sempre così facile come si immagina, ma di certo non siamo sempre dalla parte della ragione. E la meditazione è riuscita a farmi placare quel carattere sempre nervoso che faceva parte di me, ho imparato a lasciar andare ciò che non mi portava nulla, ho imparato a lasciar andare il rancore, la rabbia ed i musi lunghi. Ho capito che la possibilità di gestire il mio respiro è così importante che mi può portare da 100 a zero in pochi istanti, di riuscire a mantenere la calma anche laddove andrebbe persa.

E badate bene, non lo faccio per gli altri, che spesso una risposta acida la meriterebbero, lo faccio per me, perché ho capito che nulla e soprattutto nessuno ha il diritto di spostarmi dalla mia zona di serenità, che la vita è così dura e complicata che spetta me renderla un po’ più dolce, che riuscire a gestire il mio carattere è il mezzo più importante per avere il rispetto che ogni individuo merita.

Avere la pacatezza non significa essere deboli o permettere agli altri di avere il sopravvento, ma avere la certezza e la calma di poter rispondere nel modo giusto, la cosa giusta tutelando se stessi ed il proprio bene più grande: il proprio equilibrio giornaliero.

Ed oggi questo stato di quiete mi porta ad affrontare la vita come non avrei mai immaginato, come non avrei mai pensato ed è ogni giorno più interessante.