buon non-natale

E’ un Natale particolare, diverso. Il Covid si è portato via le nostre abitudini, la libertà, la vita normale… si è portato via nonni, figli, genitori e la magia del Natale, quella strana sensazione che tutto poteva ancora essere messo al suo posto.

E per me è stato il più duro mai vissuto.

Non ho mai amato particolarmente questo periodo dell’anno tanto da aggiudicarmi il ruolo perfetto del Grinch del gruppo. Niente a che vedere con il significato di questo momento, anzi, sono Cristiana convinta, ma i ruoli ed i gesti forzati mi hanno sempre innervosito.

Però, infondo, ero felice.

Mamma che cucinava, nonna che dava consigli, papà che controllava che tutto fosse al suo posto… la loro gioia nel vederci arrivare alle 19:00, i bimbi che giocavano, l’albero con le luci, le 20 portate aspettando la mezzanotte, i calici in aria e gli auguri sinceri. Stancante, alcune volte snervante, ma ero felice.

Ero felice perché mi bastava incontrare il tuo sguardo.

Il mio Natale lo riassumo così:

‘Ciao papà, immagino che lì sia festa grande in questi giorni. I bimbi crescono ed ogni sera accendono una candela per te. Mamma e nonna hanno preparato il cenone, come avresti voluto tu, con quasi tutte le portate ma più in piccolo. Mamma girava per casa… cercava la tua voce che in questi giorni avrebbe ripetuto sempre la stessa cosa: ‘Prepara Anna, nasce il Bambinello, vengono i figli, ci sono i consuoceri, deve essere tutto perfetto. Ed accendi il camino che i bimbi devono stare caldi’. Per te non era mai abbastanza quello che facevi per noi, senza sapere che solo la tua presenza era ciò che più ci dava pace.

‘Ho fatto l’albero ed il presepe, come avresti voluto tu, ma spesso mi dimenticavo di accenderlo. Le luci, le canzoncine, l’attesa… Tutto è passato senza nemmeno accorgermi che era il 24 dicembre. Di solito spettava a me portare la frutta ed iniziavo a ricercare le cose più strane dai primi del mese. Quest’anno ho portato due confezioni chiuse di fragole. Povera mamma ha preparato tutto da sola. Ho fatto la vaga papà… non ce la facevo a scendere, non riuscivo a portarla in giro per negozi. Sono rimasta per 10 minuti con un’aragosta in mano ricordando l’anno scorso quando, mentre mamma cucinava, io e te le rubavamo pezzi di pane per assaggiare il sugo. Ogni minimo gesto mi riportava a te. Ho dormito abbracciando la tua giacca, eppure il dolore non è passato nemmeno per un secondo. C’è chi dice che sono cambiata da quel 28 luglio… e si papà è vero. Ho salutato una parte di me che ho lasciato andar via con te, quella sicurezza che ‘tanto c’era papà’ l’ho seppellita con te. Sono scappata dai preparativi, mi sono nascosta da auguri e messaggi, ma il 24 alle 19:00 la tradizione ci ha portati tutti intorno al tuo tavolo, ancora una volta.

Ci siamo seduti a tavola, Angelo ha sparato al posto tuo i due colpi in aria; ne saresti stato orgoglioso. Abbiamo sorriso guardando quella foto sorridente che ti ho scattato a gennaio. Nonna ha acceso il fuoco, mamma ha portato i piatti ed abbiamo mangiato tutti insieme. Christian si è seduto al tuo posto, ogni tanto guardava la porta della tua stanza; Arianna ha lasciato una foto davanti al tuo ritratto, spera ancora di poterti veder rientrare a casa come sempre. Dovresti vedere come è diventato grande il tuo giovanotto (Daniel)… corre, mangia da solo e ti somiglia ogni giorno di più. Milena ha fatto la crostata con la frutta secca, come piaceva a te ed io mi sono cimentata con il Milk Pan (Na schifezza) come avresti detto tu.

Mi sono accorta come un’assenza potesse fare così tanto rumore. Un Natale senza Natale, un giorno senza fine trascorso come gli altri.

Ed oggi ho capito cosa significa davvero la parola mancanza. Si perché papà tua mi manchi come l’aria ai polmoni, come il sole del mattino. Spesso mi fermo alla finestra e guardo il giardino, spero sempre di poterti vedere. Il sabato resta il nostro giorno; non andiamo più a fare colazione nei bar, non ci prendiamo il caffè vicino al camino, non parliamo per ore mentre curi i campi. No, il nostro caffè lo bevo da sola davanti alla tua lapide con due fiori sempre in mano e tanto di quel dolore nel cuore difficile da contenere.

Spesso incontro qualcuno che ha avuto il piacere di conoscerti e bisbigliando li sento dire: ‘Quella è la figlia di Raffaele, il finanziere’… si, io sono la figlia di Raffaele, finanziere e papà migliore che Dio mi potesse dare.

E questo Natale è passato così

E se c’è una cosa che mi ha insegnato questo 2020 è che bisogna amare, ora, non domani, perché domani potrebbe essere già troppo tardi.

Il tempo, dicono, aiuterà, per ora papà io ti aspetto nei miei sogni, negli occhi innamorati di mamma, nei gesti di Angelo, nei ricordi di Christian ed Arianna, nei sorrisi di Milena, nei movimenti di Daniel, nei sospiri di Andrea, nel cuore di nonna…

Mi hai trattato come una principessa e mi hai reso guerriera… Buon Natale papà, ovunque tu sia porta con te quel pezzo di me, io porterò con me ciò che resta di te.